La Bestia In Calore
Italia, 1977
Regia: Luigi Batzella (alias Ivan Katansky)
Cast: Macha Magall, Sal Boris (alias Salvatore Baccaro), Gino Turini, Ciro Papa, Alfredo Rizzo, Brad Harris, Brigitte Skay
Sul finire della Seconda Guerra Mondiale, in un paese non specificato del Nord Italia, un gruppo di partigiani cerca in tutti i modi di ostacolare l’esercito tedesco ormai ridotto in brandelli..
Il protagonista Drago (Gino Durini, in realtà Bruno Longhi con i baffi) si autodefinisce un non-violento incapace di procurare la morte al nemico, ed ha come specialità quella di far esplodere i ponti facendo attenzione a non uccidere soldati.
I tedeschi, guidati dalla diabolica dottoressa Kratsch (Macha Magall), hanno ormai l’acqua alla gola e cercano la repressione dei partigiani con ogni mezzo a loro disposizione, tentando di creare una razza di supersoldati in laboratorio.
Il risultato di anni di esperimenti è una sorta di bestia umanoide brutta, lercia e pelosa, capace di esprimersi solo con smorfie e grugniti degni di un licaone in amore (Complimentoni! se questa, come sostiene la folle e disinibita dottoressa nazi, è la razza perfetta siamo messi bene…. valeva proprio la pena di perdere anni in esperimenti..). La bestia è nientemeno che Sal Boris alias Salvatore Baccaro (caratterista romano malato di acromegalia).
Chi pensa che la “bestia” cui allude il titolo sia lui si sbaglia di grosso: l’appellativo poco lusinghiero è rivolto bensì alla terribile scienziata libidinosa, e glielo urla in faccia il giovane partigiano Stefano, a detta sua “il più furbo”, anche se si fà catturare come un cretino -vedere per credere!-.
La pazienza dei nazisti sembra venir meno quando Drago e i suoi compagni partigiani decidono di far saltare il Ponte di Lombardore, considerato vero e proprio punto focale per i rifornimenti tedeschi.
A questo punto la dottoressa Kratsch accorre in aiuto dello scapestrato capitano Harlinghausen (protagonista di una scena di sesso esilarante seguita a ruota da un comico saluto nazista con calo di pantaloni incorporato) che aveva come compito quello di vigilare proprio su quella zona. La Kratsch ha le idee molto chiare: l’unico modo per carpire informazioni dai prigionieri riguardo ai nascondigli dei partigiani è quello di stimolare i loro istinti sessuali (si esibirà durante la pellicola in diversi strip e baci saffici, oltre ad una evirazione censurata senza pietà); la strategia sembra pagare e i rastrellamenti nel paese si fanno sempre più frequenti e terribili senza avere pietà neanche di donne, anziani e bambini (Vedasi la scena nella quale addirittura un neonato -finto come il peggiore dei “Cicciobello”- viene strappato alle braccia della madre, scagliato in aria da un soldatino teutonico ed utilizzato come bersaglio per un improbabile tiro al piattello).
I partigiani vedono le loro fila diminuire giorno dopo giorno e le persone affidabili sono ormai poche. Per la logistica infatti si servono di due giovani e avvenenti paesane che offrono le loro grazie ai nazisti in cambio di libertà d’azione, mentre per procacciarsi cibo si affidano al parroco Don Lorenzo e alla sua fidata Cristina.
Tramite il tradimento della partigiana stronza (che giustamente morrà), ma soprattutto tramite le più violente ed atroci torture (la memorabile scena del sotterraneo si commenta da sola, tra topi che rodono viscere, elettrodi inseriti nella vulva di una femmina, un superciccione ignudo appeso a testa in giù come una salama, con in bella vista un pene delle dimensioni di una punta di matita -per questo da Noialtri soprannominato “tre palle”, in virtù dell’escrescenza cicciosa che troneggiava sul dilui scroto-, senza dimenticare, ovviamente, il gorillone troglodita dell’inizio, che continua imperterrito a trapanare donnine incolpevoli, anche se in realtà si vede benissimo che, a parte grugnire, sbavare ed emettere versi improponibili, Egli non riesce a centrare manco un orifizio corporeo delle sventurate che gli vengono date in pasto…In compenso l’orrida bestia ci regala una disgustosa e vomitevole sequenza nella quale strappa i peli pubici di una delle disgraziate che ha fra le manone e li divora con voluttà….roba da rimettere anche pasqua del ‘92….. ).
Dicevamo: tramite tutto ciò, I nazisti riescono a scoprire i piani ed i nascondigli dei partigiani e preparano l’imboscata decisiva, ma Drago ha capito tutto, però non può avvisare i suoi numerosi compargni se non di persona, visto che la loro radio è rotta. Drago si lancia in una corsa contro il tempo che fallirà miseramente, al suo arrivo infatti il battaglione è già stato sterminato e a lui e a Cristina non resta che fuggire del fidato don Lorenzo. Ma anche in questo caso l’ormai Antieroe Drago arriva in ritardo ed alla sua venuta il coraggioso parroco, che sino a quel momento stava tenendo testa almeno a 6 soldati sfoggiando doti da Bud Spencer, deve arrendersi alla cattura.
Esattamente in quel momento (pensa a volte la fortuna…) inziano a piovere granate dal cielo, arrivano i nostri! L’esercito americano arrivato a liberare il Bel Paese dal cancro nazista (con aerei da guerra che sono palesemente dei modellini polistil inquadrati molto da vicino…) sgancia dall’alto tutta la sua potenza di fuoco (ebbene si anche sulla chiesa..??). In questo caotico clima, con scene di guerra tagliate ed incollate da altri film (nel vero senso della parola), si fa strada tra le esplosioni l’auto con a bordo i pochi “buoni” rimasti in vita che riescono ad approfittare della situazione per cogliere di sorpresa i soldati tedeschi e fuggire a ripararsi dal “”"fuoco amico”"”.
A questo punto possono lanciare la controffensiva alla dottoressa Kratsch nella sua sala delle torture con l’aiuto del redivivo Lupo (alias Goldone Nero, capo dei partigiani che di tanto in tanto compare ad impartire ordini ai compagni): la legge del contrappasso vuole che la dott.ssa muoia fra le grinfie della bestia da lei stessa creata, la porta della cui gabbia era stata lasciata incautamente socchiusa.
In una scena di inenarrabile goduria, la malvagia dottora subirà quel che prima di lei avevano subito tutte le sue vittime sacrificali…. il gorillone obeso abuserà di lei sotto gli sguardi compiaciuti di Drago e di Goldone Nero (vedeste che facce a culo!), che, sordi alle di lei urla, si godono lo spettacolo finchè Drago, appagato da cotanta dolce vendetta, crivellerà di colpi il mostro e la sua creatrice (anche qui, come quasi in tutto il film, le pallottole non lasciano il minimo foro).
Drago e il parroco Lorenzo tornano poi di gran carriera nel paese ormai raso al suolo dai bombardamenti: l’uomo di chiesa si rintana in una casa invitando Drago a fare lo stesso, ma questi preferisce verificare se la sua famiglia è ancora in vita…. un’altra volta il Bruno Longhi partigiano è arrivato tardi, sia la moglie che il figlio giacciono morti tra le macerie. A questa visione lo sventurato esce di senno: raccoglie il figlio e tenendolo in braccio cammina tra le esplosioni recitano un sermone pacifista nel quale più volte si chiede che senso abbia la guerra, ignorando i richiami di don Lorenzo che lo invitava a salvare almeno la propria vita (dato che quella degli altri proprio non gli riusciva..).
Egli và incontro alla morte scomparendo in un fumo di colore blue: questo esattamente 1 secondo prima della scritta FIN, che conclude la tenzone.
Che dire, capolavoro assoluto del trash, non manca nulla: c’è il modulok, c’è il comico involontario, c’è l’erotismo, c’è un eroe completamente inetto….visione consigliata a chiunque voglia passare 90 minuti in allegria.
VOTO MODULOK: 4,5/5






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