Zombie Lake
Francia, 1981
Regia: Jean Rollin
Cast: Howard Vernon, Pierre Escourrou, Anouchka, Robert Foster.

Modulok a profusione, come se piovessero, in una pellicola atroce che potrebbe essere prescritta al posto dei sonniferi, tanto è il potere soporifero che promana dalla stessa.
I Modulok a stò giro sono degli Zombies che emergono di quando in quando dal cosiddetto “Lago maledetto dei Maledetti” (Vi giuro che si chiama davvero così!), e si aggirano per un non meglio precisato paesino della Francia seminando paura, morte e distruzione a go go. I terribili non morti in questione sono in realtà soldatini tedeschi uccisi anni prima, durante il secondo conflitto mondiale, da un gruppo di partigiani francesi, indi gettati come povera cosa nel lago che dà il titolo a questo ignobile filmaccio, dal quale fuorescono assetati di sangue e di dolce vendetta.
Indecorosamente vergognoso il trucco con cui gli improponibili attori vengono tramutati in morti viventi: una mano di vernice verde sul viso, ed il giuoco è fatto! l’accozzaglia di merdosi può finalmente scatenarsi……
A fare le spese della furia sanguinaria degli orridi mostracci sono soprattutto procacissime fanciulle disinibite (e gli assalti zombeschi sono un mero pretesto per mostrare a più riprese le loro nudità..), che beatamente se ne fottono del ridicolo cartello che invita caldamente a stare alla larga dal lago e stolidamente vi si immergono, finendo inevitabilmente stuprate in ogni orifizio e divorate con voluttà… due subito all’inizio, ed altre in seguito (memorabile la squadra femminile di basket -così recita la fiancata del loro furgoncino-, che in realtà gioca a volley, che si ferma a bordo lago a denudarsi e a giuocare a palla e viene a propria volta massacrata).
Il Sindaco, un povero pirla che vive in un castelletto ed ha un ufficio che definire di un Kitsch vomitevole è un gigantesco eufemismo (Vedere per credere!), non sa che fare, se non scuotere sconsolato la testa ogni volta che gli vengono portati dinanzi i poveri resti delle sventurate vittime…. l’unica geniale deduzione (passibile di calci in culo) che fuoresce dalla dilui bocca è “I colpevoli sono senz’altro degli Zombie!”.
A più riprese infastidito dalla classica figura della giornalista rompicoglioni e ficcanaso che vuole saperne di più, il primo cittadino pensa bene di rivolgersi ai tutori della legge Spitz e Miran, che giungono sul posto soltanto per essere a propria volta divorati come succulente braciuole dall’orda di Modulok verdastri. Il fim si trascina così, straccamente, fra scene di attacco degli zombi e momenti più morti degli stessi morti viventi che sono i veri protagonisti di stà merdata……
Patetico ben oltre i limiti della decenza il tentativo di umanizzare uno dei mostracci in questione, legando il suo destino a quello di una bambina locale, che si scopre essere figlia sua, in quanto il povero nazista dalla zazzera bionda (rimastagli anche da zombie) anni prima si era trombato, prima di essere fatto fuori dai partigiani assieme ai suoi amichetti, una ragazza del posto, ingravidandola (la scena di sesso in questione, riproposta in un terribile flashback, è quanto di più noioso ed estenuante vi possa essere)…. Verso la dilui prole egli non palesa alcun atteggiamento ostile, anzi la protegge perfino dai suoi stessi compari (la scena nella quale viene a rissa con uno dei suoi camerati zombi è qualcosa di indicibile per la durata e per i movimenti pupazzescamente ridicoli dei due).
I Modulok frattanto impazzano perfino in paese (alcuni di loro, in una scena demente come poche, sfasciano pure la taverna locale), in barba agli inutili tentativi dei beoti abitanti di arginare la loro avanzata….
La giornalista rompicoglioni (che nel frattempo ha scoperto il mistero del lago in un antico tomo) individua la soluzione al problema nel “Fuoco Purificatore” e, quando le vengono chieste delucidazioni al riguardo, ella risponde candidamente “parlo del Napalm” (Sic!).
Il fuoco la fà comunque da padrone nella scena finale, nella quale i Modulok vengono attirati con l’inganno in un vetusto edificio (guarda caso, lo stesso in cui “Zazzera” si era chiavato l’indigena locale anni prima), e la bambina perde tutta la sua fanciullesca innocenza per improvvisarsi cultrice di magia nera e dar vita ad un improbabile rito sacrale che culmina con la combustione dei mostracci verdi (tra cui lo stesso padre di lei) tramite lanciafiamme.
Un film terribile, una mattonata dalla quale vi riprenderete difficilmente….. le scene che regalano risate sono poche isole felici in un oceano di noia mortale….. Se non volete farvi del male, statene alla larga, ma se la vostra vocazione al masochismo è così convinta, almeno guardatelo saltando opportunamente di scena in scena, sì da gustarvi soltanto quelle (poche) che davvero meritano…..
VOTO MODULOK: 1,5/5



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